Riccardo - Assisi ha acceso una luce

Non sapevo bene cosa aspettarmi da Giovani verso Assisi.

Ero arrivato con un po’ di confusione addosso, tante domande e poche risposte. Pensavo fosse il solito incontro “da chiesa”, invece mi sono ritrovato dentro qualcosa di molto più grande e sorprendentemente semplice. La cosa che mi ha colpito di più è stata l’accoglienza: frati, suore, volontari… tutti con una naturalezza disarmante. Nessuno ti chiede chi sei o cosa fai, ti ascoltano davvero. E questo, per me, è stato già un mezzo miracolo.

I momenti di preghiera nella Basilica mi hanno spiazzato. Non perché fossero solenni, ma perché erano veri. Sentivo che non ero lì solo a guardare: stavo partecipando, respirando, lasciandomi toccare. E poi gli incontri con gli altri giovani: persone diversissime, arrivate da ogni parte, ma con la stessa voglia di capire dove andare nella vita. Ci siamo raccontati senza paura, come se ci conoscessimo da sempre. Il momento più forte? Una sera, camminando in silenzio verso la tomba di Francesco. Non so spiegare cosa sia successo, ma ho sentito una pace che non provavo da anni. Come se qualcuno mi dicesse: “Vai, non sei solo”.

Sono tornato a casa con più domande di prima, forse, ma con una certezza nuova: non devo avere tutto sotto controllo. Posso camminare, passo dopo passo, e fidarmi un po’ di più.

Giovani verso Assisi non mi ha cambiato la vita in un colpo solo.
Ma ha acceso una luce. E quella luce, adesso, non voglio più spegnerla.