Sara - Per chi sto correndo?

Mi chiamo Sara e, fino a un paio di anni fa, la mia vita correva su binari già tracciati: università, progetti per il futuro, serate con gli amici e quell’ansia costante di dover sempre "diventare qualcuno". Eppure, più accumulavo traguardi, più sentivo un vuoto strano, come se la mia anima indossasse un vestito di una taglia troppo piccola.

Non sono arrivata ad Assisi per una folgorazione improvvisa, ma per una sorta di stanchezza. Cercavo un weekend di tregua. Ma Francesco ha un modo tutto suo di venirti a cercare tra le pietre rosa di questa città.

Entrando nella Basilica di San Francesco, davanti a quegli affreschi che raccontano di un giovane che spoglia se stesso per rivestirsi di Dio, ho sentito una domanda rimbombarmi dentro: "Sara, tu per chi stai correndo? Per te stessa o per Qualcuno che ti ama?"

Quello che mi ha attratto di Francesco non è stata la sua povertà intesa come privazione, ma la sua libertà. Vedevo un uomo che non possedeva nulla, ma a cui apparteneva il mondo intero.

Ai piedi del Crocifisso di San Damiano, in quel silenzio che quasi si può toccare, ho capito che la mia vocazione non era "rinunciare a tutto", ma "trovare il Tutto". Ho capito che: la gioia non sta nell’accumulare, ma nel donarsi. Le ferite (le mie e quelle del mondo) non sono da nascondere, ma da offrire. Il Vangelo non è un libro di regole, ma una storia d'amore da vivere a piedi nudi.

Tornata a casa, Assisi non mi ha lasciato. Ho iniziato a vedere i "lebbrosi" della mia quotidianità — la solitudine di un vicino, la fragilità di un amico — con occhi diversi. La mia vocazione oggi è questa: vivere con il cuore rivolto verso l'Alto e le mani sporche di vita, cercando di portare un briciolo di quella "Perfetta Letizia" che ho respirato tra i vicoli di Assisi.

Non so ancora dove mi porterà esattamente questo cammino, ma per la prima volta non ho paura del futuro. Perché, come diceva il Poverello, "Il Signore mi ha dato dei fratelli" e, soprattutto, mi ha dato la pace.