Quando ho deciso di partecipare a Giovani verso Assisi, non ero sicura di cosa stessi cercando. Mi sentivo un po’ persa, come se stessi camminando con il freno tirato. Avevo bisogno di staccare, di capire cosa stava succedendo dentro di me.
Assisi, invece, mi ha sorpresa.
La prima cosa che ho sentito è stata pace. Non una pace “da cartolina”, ma qualcosa di più profondo, come se finalmente qualcuno avesse abbassato il volume dei pensieri. I frati e le suore ci hanno accolti con una semplicità che non sono abituata a trovare: nessuna pressione, nessuna aspettativa, solo ascolto vero.
Durante i momenti di condivisione ho scoperto che non ero l’unica a portarmi dietro domande, paure, sogni confusi. Parlare con altri ragazzi, così diversi e allo stesso tempo così simili, mi ha fatto sentire capita.
E poi la Basilica… non so come spiegarlo, ma stare davanti alla tomba di Francesco mi ha toccata in un modo che non mi aspettavo. È stato come se qualcuno mi dicesse: “Puoi fidarti. Puoi ricominciare”.
Il momento più forte è stato una sera, durante un tempo di silenzio. Ho sentito che non dovevo avere tutto sotto controllo, che potevo lasciarmi guidare un po’ di più. Non ho trovato tutte le risposte, ma ho trovato una direzione. E per me è stato tantissimo.
Sono tornata a casa con una luce nuova, piccola ma vera.
Giovani verso Assisi non ha risolto la mia vita, ma mi ha aiutata a rimettere in moto il cuore.