Ottocento anni non hanno scalfito la potenza d’urto di un’assenza. Quella di Francesco d’Assisi, infatti, non è una presenza monumentale o statica, ma una forza dinamica che continua a esercitare una gravitazione irresistibile sulle nuove generazioni. Se le "flotte" di giovani convergono ancora oggi verso Assisi, non è per un esercizio di nostalgia medievale. Il fascino per il Fratello Universale risiede in quello che potremmo definire un anacronismo necessario – la capacità di offrire una postura esistenziale che sovverte le logiche dell'efficienza e del consumo. Nelle Fonti Francescane, il celebre episodio della spoliazione davanti al Vescovo Guido (FF 1070) non è un semplice atto di pauperismo, ma il momento in cui Francesco spezza le catene del determinismo sociale. Per il giovane del XXI secolo, schiacciato da un'ipertrofia dell’io digitale e dalla performance come misura del valore, quel gesto rappresenta una liberazione ontologica. Egli propone una "minorità" che non è rassegnazione, bensì una scelta di campo: stare dove la vita è nuda. Come sottolineato da Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti, il Santo di Assisi ci insegna che "solo l'identificazione con gli ultimi porta a comprendere lo spirito di Gesù Cristo". In questa vulnerabilità assunta come forza, i giovani scorgono l’unica via d’uscita dall'ansia del successo. Questa eredità non è un reperto da museo, ma il motore pulsante dell’iniziativa delle tre famiglie francescane dei frati di Assisi — Minori, Minori Conventuali, Minori Cappuccini — dal titolo GO Franciscan Youth Meeting, che dal 3 al 6 agosto 2026 vedrà la città serafica trasformarsi nuovamente in una fraternità universale. Questo incontro non è un evento isolato, ma il culmine di un percorso di discernimento: i giovani non vanno ad Assisi per "vedere" Francesco, ma per "abitare" la sua intuizione. Il tema della condivisione dell'eredità spirituale si fa qui prassi ecclesiale, dove la "fraternità" smette di essere un concetto astratto per farsi corpo, voce e cammino comune.

Il richiamo di Assisi è, intrinsecamente, un richiamo alla relazione. Il Cantico di frate Sole (FF 263) viene spesso ridotto a un ingenuo idillio; in realtà, esso è un trattato di ecologia integrale che precede e ispira la Laudato si’. I giovani, sentinelle della fragilità del pianeta, trovano in Francesco il testimone di una conversione che parte dal cuore: non si può riparare la casa comune senza prima riparare le relazioni umane. La fratellanza francescana rompe gli argini dell'individualismo per abbracciare l'alterità in ogni sua forma: dal lebbroso al lupo, dal Sultano alla "sora nostra Madre terra". In ultima analisi, l’attrattiva di Francesco risiede nella sua capacità di essere un "segno di contraddizione". Egli rimane il punto di intersezione tra il divino e l'umano, tra la terra e il cielo. Il raduno internazionale di agosto 2026 sarà la dimostrazione plastica che la santità non è un traguardo di perfezione morale, ma un'avventura di libertà. A otto secoli di distanza Francesco non è dietro di noi; è davanti a noi, sulla strada che porta a una pace autentica. Dopo ottocento anni, il Santo continua a sussurrare alle giovani generazioni che l’unico modo per non perdere la propria vita è avere il coraggio, scandaloso e gioioso, di donarla senza misura.

da Avvenire, 18 febbraio 2026, Rubrica Giovani, Nicola Zanin

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